mmmh... qualcosa mi dice che non ci sei.. o forse che sei in bagno o lontano.. o quello che è. in tutto ciò, volevo passarti un paio di files ma credo che data la tua assenza ciò sia alquanto improbabile.
ed in tutto ciò, volevo ragguagliarti circa il mio presunto arrivo. domani sono in museo, come temevo. e spero domani di sapere definitivamente quale sia il mio destino. mi secca molto tutto ciò, ho anche un filo di gastrite.. ti dirò. perché questo è il genere di cose x cui mi agito.
sarai comunque il secondo a saperlo, dopo me ovviamente. e in tutto ciò tuttavia ti amo. tanto da scrivere come una matta a uno che non c'è.
ma non è, in fondo, questo l'amore? a dopo, spero.
C'era un tipo famoso che diceva che le cose semplici sono le più belle, quelle che alla fine sono le più grandi. Credo avesse ragione. L'esilarante è quando le cose son belle e difficili.
Come quello amato con ogni poro della pelle e tutte le gocce del sangue. Lontano d'abitudine, fuori città, all'estero, oltreoceano. Uomo di mondo, ma senza l'avallo di mammina non si muove un passo. E la megera può anche decidere che quella sera il bimbobello non viene a letto con te.
C'è quello interessante, quello con cui parleresti per ore e non ha un-argomento-uno di cui non riesca a dire qualcosa di sensato. Che con gli occhi ti trapassa e quasi ti mette a disagio.
Carismatico, che non sai come ma dopo una vita pensata e scivolata via da brutto anatroccolo (ma non ci stavi male, perché più intelligenti di te non ne hai viste mai) ti sei ritrovata bella nei suoi occhi...
E' finita che hai capito che sei bella davvero e s'è innescato un complesso fenomeno chimico-fisico senza soluzione di continuità di cui è totalmente prematuro prevedere la fine. Anche se son passati due anni da quando è scattato.
E quello di cui hai affermato con sicurezza che era "l'archetipo dell'uomo", guadagnandoti il sedile posteriore della macchina perché così ubriaca non potevi neanche stare accanto a quella che guidava?
Il gigante largo e grosso al cui passaggio trasali e che diamine non riesci proprio ad immaginarti lontana dal suo letto. O dal divano, o dalla sedia.. insomma, dettagli...
Quello che sa che Lennon&McCartney non è la marca di una zuppa o una carpenteria del Devonshire e "il White Album è un capolavoro di sentimenti". Che è poi lo stesso che t'ha baciato e per la prima volta in vita tua sei tornata a casa col respiro tremolante. Che a ripensarci ora ti rendi conto che neanche lo volevi incontrare e meno male che ha insistito!
Quelli che hanno trent'anni ma il cellulare serve solo a spedire sms, come liceali scemi.
Quelli a cui fai un regalo, scemo o di cuore che sia, e "No, ma non puoi innamorarti di me". Ma tu neanche ci stavi pensando... E amatissssssime donne domisede pare li attendano, ergo essi concedono solo ruoli da non protagonista. Devi essere l'altra, bellezza.
Perché "ti adoro, ma questo ha il prezzo del tuo dolore" è la più grande cazzata che abbia sentito e a distanza di tempo fa ridere come il primo giorno. Forse di più.

Ora ascolto...
Every night I just wanna go out, get out of my head
Every day I don’t want to get up, get out of my bed
Every night I want to play out
And every day I want to do ooh ooh oh oh
But tonight I just want to stay in
And be with you,
And be with you.
Ooh
Ooh
Believe me mama
Every day I lean on a lamp post, I’m wasting my time
Every day I lay on a pillow, I’m resting my mind
Every morning brings a new day
Every night that day is through ooh ooh oh oh
But tonight I just want to stay in
And be with you,
And be with you.
Ooh
Ooh
Believe me mama ooh
Ooh
Innamorata di lui, da sempre
Quei giorni che ti cambiano la vita non si annunciano mai in maniera precisa.
Non c’è una fanfara accanto al letto quando ti alzi, a presagire la svolta che intercorrerà tra te e il futuro nelle ore a venire; né un comitato ad accoglierti a casa con gli occhi sbarrati e il cuore smarrito, stupidamente convinto che il film presto o tardi finirà e il lieto fine, pur se agognato, si celebrerà. Nessun segno casuale sul calendario a muro.. perfino l’oroscopo al mattino non t’ha insospettito.
Un incontro ancor più casuale sul far della sera: lì dove non passi mai, dove non hai ragion d’essere. Parole dure, striscianti di desideri non soddisfatti che gridano vendetta, certo. Ma sono io.. certe debolezze in me non si fortificheranno mai, non si cristallizzeranno in una razionalità matura e consapevole capace di ridere di una cattiva parola.
Aggredire mentre il corpo ed il cuore reclamano un abbraccio che dia forza, sciogliendo la preoccupazione e le lacrime. Poi una frase ti scappa di bocca ed è come un macigno che mi annienta. Chi sei tu?
Il ragazzo perfetto. Maturo, consapevole, cittadino di un mondo che ama e verso cui si lancia con l’entusiasmo di chi sa d’aver già vinto. Perché davvero ha già vinto. E quando le labbra gli si accendono di un sorriso, piccole piegoline s’infrangono come onde accanto agli occhi.. riesco solo a pensare che sia tutto lì: non ho mai visto nulla di più bello. Totalmente incapace di mediare tra me e la tua famiglia.. ma mi davi così tanto, anche da lontano, che piegavo la testa a qualunque assurda pretesa.
Ma poi non sei più tu.
E forse parte di questa degenerazione è imputabile a me.. infatuarsi di un uomo più grande che conosce bene il mondo, che sa prenderti con astuzia e t’ingorga in spirali sempre più soffocanti finché non raccogli le forze residue e fuggi senza guardarti più indietro. E godere nell’essere il primo tra gli ultimi, mischiarsi la pelle e il respiro con gente che hai disprezzato; privi di argomenti comuni, vissuti in mondi differenti, ignari di qualsiasi piccola bellezza del mondo che ti abbia fatto apprezzare tua madre. Ce ne passa.
Disarmata in un confronto dialettico, nel parlare dimentico e non razionalizzo. Ma so riversare il fiume in piena dei miei pensieri su un foglio bianco con la calma dettata dalla consapevolezza del tempo a mia disposizione.
Sono rapida nell’espormi, lo sai. Ma lenta nel comprendere le situazioni, nel giudicare le persone. Impulsiva nell’inseguire il fatuo bagliore di un complimento altrui che mi droghi di una caduca emozione, lo riconosco. Eppure proterva nel conservare e proteggere l’amore più grande nell’intimo del mio animo, inscalfibile, umanamente non comprensibile – forse – nella sua profondità.
Quella via quell’angolo quei negozi lungo la mia strada per anni, camminati affrontati non visti in una sequenza di giorni uguali ora hanno tutto un altro sapore. Impossibile passarci senza più pensare a ciò che è accaduto.
E quando domani una camicia color coccio si poserà sulla mia poltrona ed un altro profumo si spanderà prepotente tra le lenzuola ti rivedrò abbarbicato a me, come solo qualche giorno fa. Addormentato e sereno in quell’unica perfetta realtà che entrambi amiamo ma impauriti releghiamo in un uggioso limbo, amorfo non luogo nella memoria di quattro anni di vita.
Sono sul letto, fuori fa freddo. Oggi Clementina Cantoni è stata liberata, in tv c’è l’ultima puntata di Vero Amore, indosso una maglietta bianca di qualche taglia più grande, l’ultimo abbraccio che di te mi resta. Ed oggi è finito l’amore della mia vita.
9 giugno 2005
Sto iniziando a ritrovare quel che ho perduto ed è come se piano piano andasse a posto ogni cosa. La carta d’identità, Simon&Garfunkel, the Koln concert. E mettere a posto la bibliografia, trovare spazio per tutti i libri, trovare cose impensate. E il letto che torna al suo posto. E Parsifal. E l’appuntamento già preso per una notte d’estate.
C’era questo profumo quando mi sono innamorata di lui, questa luce, queste rondini a frinire l’alba e il tramonto. L’aria tiepida che commuove e spezza il respiro col profumo del mare. Penso, in fondo, d’essermi innamorata della felicità. Lì per lì non puoi saperlo.. soprattutto a 23 anni, quando di mondo ne hai visto molto ma di uomini sai poco. Ed è proprio quel poco che non serve.
Un amore buttato, ucciso da capricci e incomprensioni. Uno stato d’incoscienza che m’ha attanagliato i sensi e la mente mentre le estati scivolavano via. Poi il velo nero che nasconde la vita. Assorbe gli spruzzi argentini e le folate d’allegria. Che stringe il petto la notte e rende il viso una maschera, unica piega di dolore a mascherare sorrisi. Ripensarci ora m’impietosisce: esco da me e mi rivedo bambina, perduta, ad inondare lenzuola di lacrime, a cercare nel buio un viso leonino. Vorrei abbracciarmi e tenermi stretta e sussurrarmi che prima o poi finirà.
Ed è proprio così. Una mattina non c’è più. Basta, finito, stop. Così la mente spalanca le sue finestre e il sole raggiunge gli angoli umidi di pianto, di solitudine. L’esplosione di gioia ti dice che è stato solo un errore. Che non sei matta e lui t’ha fatto male. Non ci sarà più il gioco, non più l’ancilla che s’addormenta sul cuore di un dominus spietato nei gesti e nelle parole. E tanto più temuto ed attraente per questo.
Impensabile ma non voglio vederlo più. Al costo di slalom col telecomando. Al costo di esaudire il sogno di cancellare quella via dalla mente. Il cancello, le scale, la porta, il terrazzo. Come mille altri.
Il ruolo imprecisato di una voglia d’argento su quegli occhi all’ingiù. La decisione di tenerlo il più lontano possibile. Il desiderio di fondere il mio corpo col suo ancora tante, troppe volte.
Siamo ciò che siamo, anche se lo dimentichiamo a volte.
3 maggio 2005