...si può o non si può amare a piccole dosi...
girare il mondo restando qui...
parlarsi piano piano e cancellare gli errori...
senza rischiare di perdersi...
io sto qui...
ancora...
e tengo aperta l'anima...
io sto qui...
ancora...
finchè non volti pagina..."

la Volubilis che sogni tanto...solo per te...notte ciccia...
Come sempre...come sempre passerà...
DIARIO DEL PRIMO GIORNO DI PRIMAVERA
Avrei voluto dormire, approfittando dell'influenza. E invece, come sempre capita quando si potrebbe oziare, il mio orologio biologico si è ridestato alle 7e30. Bene.
Giro di qua, giro di là... leggo la posta e solite storie. Mattina tranquilla. Telefonate ad amiche, auguri di buona Primavera al mio Vins, distanza di sicurezza dai libri. Mi sono persa l'oroscopo di Paolo Fox, porcamiseria.
I miei capelli hanno ormai vita propria. Ed hanno deciso di somigliare ad un carciofo. Urge intervento drastico. Alla mia amata pettineuse il compito di giungere e sistemare il casino. Facendo assoluta attenzione all'adoratissimo primo capello argentato che timido è finalmente spuntato sulla mia testa. Colpa di Lui. Ora più che mai. Colloquio con la pettineuse che mi chiede di darle un quadro rapido ed esaustivo della situazione politica italiana.. praticamente un'indicazione di voto. E poi dicono che sotto il casco non si fa cultura...
Fine pomeriggio davanti al pc a scrivere e a complottare con Tisini, mentre invece Cius non vuol più saperne di personaggi strani; nonché a farmi tentare da Nuzil: tanto tuonò e tanto piovve che (un pò per gioco, un pò perché lontana dai problemi non ci so stare) il motivo di divertimento della serata è stato l'invio di sms riallacciante rapporti con Guaio, altrimenti detto l'Uomo più furbo del mondo.
E mentre i miei occhi godevano della vista di Cesare Cremonini (ah... avessi 15 anni e un pò di capa fresca da mandargli un'email...) lo sventurato, inopinatamente, rispose. Proponendo incontro, per giunta. E la sventurata, come sempre dopo aver provocato, non rispose. E ripiombò nel pensiero di Lui e dei suoi capelli argentati.
Buonanotte, in qualunque angolo tu sia...

Vado punto e a capo così
Spegnerò le luci e da qui
Sparirai
Pochi attimi
Oltre questa nebbia
Oltre il temporale
C’è una notte lunga e limpida,
Finirà
Ma è la tenerezza
Che ci fa paura
Sei nell’anima
E lì ti lascio per sempre
Sospeso
Immobile
Fermo immagine
Un segno che non passa mai
Vado punto e a capo vedrai
Quel che resta indietro
Non è tutto falso e inutile
Capirai
Lascio andare i giorni
Tra certezze e sbagli
E’ una strada stretta stretta
Fino a te
Quanta tenerezza
Non fa più paura
Sei nell’anima
E lì ti lascio per sempre
Sei in ogni parte di me
Ti sento scendere
Fra respiro e battito
Sei nell’anima
Sei nell’anima
In questo spazio indifeso
Inizia
Tutto con te
Non ci serve un perchè
Siamo carne e fiato
Goccia a goccia, fianco a fianco
Per principio, evito di legare personefatticose alle note di una canzone. Perché altrimenti è la fine, perché altrimenti è uno stillicidio di ricordi ad ogni nota. Detto questo, mi è totalmente oscuro il motivo per cui questo pezzo mi ricorda Lui. Mai ascoltata assieme, mai capitata in random mentre lo aspettavo, mai nulla di nulla. E invece. Stillicidiamo.
"Nine Million Bicycles"
There are nine million bicycles in Beijing
That's a fact,
It's a thing we can't deny
Like the fact that I will love you till I die.
We are twelve billion light years from the edge,
That's a guess,
No-one can ever say it's true
But I know that I will always be with you.
I'm warmed by the fire of your love everyday
So don't call me a liar,
Just believe everything that I say
There are six billion people in the world
More or less
and it makes me feel quite small
But you're the one I love the most of all
We're high on the wire
With the world in our sight
And I'll never tire,
Of the love that you give me every night
There are nine million bicycles in Beijing
That's a Fact,
it's a thing we can't deny
Like the fact that I will love you till I die
And there are nine million bicycles in Beijing
And you know that I will love you till I die!
LA MALEDIZIONE DI KISS ME LICIA.

Ho controllato la posta un milione di volte, oggi. Ed ogni volta una vagonata di mail: cose da ricordare, da fare, da preparare. Seminari da organizzare, cocci da lavare, Africa romana da sviscerare. E Phyromachos aspetta lì sul tavolo e prende polvere, assieme a tutta Pergamo.
Su questo tavolo.. questo tavolo di marmo, per me nuovo, parte di questa nuova casa. Stanze di passaggio, sì, in un'esistenza apolide ma, per la prima volta, mie. E se domattina di corsa come sempre lasciassi la tazza nell'acquaio fino a sera nessuno mi rampognerebbe. E tornando per caso a pranzo non incontrerei una matta isterica ciondolante per casa ancora in pigiama in attesa delle soap opera di canale5. La stessa matta che non mi sveglierà più ogni notte con le sue urla ed i pianti ululanti per amori insignificanti ed insesistenti. Godo, lo giuro. Non c'è pace tra gli ulivi. Ma in questa mansarda stile Anna dai capelli rossi sì.
Tisini mi sprona a buttarmi ancora una volta, a vivere ancora una volta una di quelle situazioni totalmente improbabili da essere il mio pane quotidiano.
Non ti ha attratto forse più di ogni altra cosa il modo in cui vi siete conosciuti? La sua ATTIVITA'? L'idea della coincidenza? Il suo strumento? Chi è? E' fuori dai canoni fisici da te richiesti, magari è un maniaco, magari è un cacacazzi, magari ha un sacco di vizi insopportabili, magari si mette le dita nel naso e si mangia le caccole...
E dire che ho beccato anche lei per caso... una mattina di pioggia romana densa di Storia del diritto italiano e Storia dello Stato italiano dal 476 ad oggi. Forse dovrei iniziare a pensarci un pò su... non al tipo, ma alla situazione. Alla fatalità d'incontrare persone che si riveleranno più o meno importanti sempre in giorni di pioggia. E Lui ne sa più di qualcosa. Conosciuto, mangiato con gli occhi, fintamente ignorato, invitato, accolto, amato sempre in giorni (in notti) di pioggia.
Un giorno di pioggia Andrea e Giuliano incontrano Licia per caso..
.. poi Mirko finita la pioggia s'incontra e si scontra con Licia e cosììììììì...
E guarda un pò a chi somiglia Licia...
E guarda un pò a chi somiglia Mirko...
E le lettere d'amore,
le lettere d'amore
fanno solo ridere;
le lettere d'amore
non sarebbero d'amore
se non facessero ridere;
anch'io scrivevo un tempo lettere d'amore
anch'io facevo ridere;
le lettere d'amore, quando c'è l'amore,
per forza fanno ridere.
Roberto Vecchioni su Fernando Pessoa
"Che cos'è, una chitarra?"
Una stanchezza indicibile ed ancora un paio di ore da trascorrere tra libri, piante e pergamene a perlustrare Roma sotterranea. E quando torno fuori a riveder le stelle... sono nubi gonfie e lacrimanti pioggia fredda ad accogliermi. Vabbé. Mi avvio alla fermata dell'autobus e aspetto. E' giovedì, targhe dispari. Chissà Lui in quale posto s'è andato ad imbucare. Se ogni tanto ci pensa (e dire che piove, quindi ci deve star pensando per forza maledizione). E magari ora, all'improvviso, per magia, questa strada, queste luci, questo scrosciare d'acqua divenissero palcoscenico d'un incontro casuale tra un'auto ed una fanciulla... L'auto scura che nella sua corsa sorride beffarda alla Piramide, saluta i sampietrini a Campitelli, s'inchina reverente a Costantino ed ecco, lì... si piega sulla destra imbattendosi in Lei, inzuppata che sembra un pulcino, con i capelli ormai riccissimi (non imparerà mai a portare l'ombrello piuttosto che il cappello vagamente Belle Epoque ben calcato sugli occhi), infreddolita ma ostinata nell'attesa del bus.
Ma questo sarebbe un film. O una gran botta di culo.
La realtà dei fatti suggerisce, invece, che attendo 25 minuti il maledetto autobus che quando non lo vuoi passa solo lui. E m'inzuppo. E dire che ho la metro a due passi. Ma no, mi sono fissata col bus. Eccheccazz non so perché ma oggi proprio nella bolgia della metro delle 19 non mi ci voglio ficcare. Il cappotto ormai è fradicio. Lampo di genio (tardivo): prendo un altro autobus, almeno arrivo a Porta Maggiore. Meraviglie dell'intuito vespertino..
Salgo. La macchinetta mi risputa indietro il biglietto: "Carta inattiva. Contattare il centro servizi". Primo piano sulla mia faccia attonita. Attraverso in lunghezza tutto l'autobus, altra macchinetta. Inserisco il biglietto. Idem. Alla fine mi metto a ridere: c'è sempre un messaggio nuovo da sperimentare nella smisurata voglia di comunicare col mondo che hanno queste scatolette gialle. Un tipo, graziaddio, si alza. Mi fiondo a sedermi e mi abbandono.
Ora mi rendo conto che il tipo seduto accanto a me si agita. "Oddio, vuoi vedere che ora deve scendere e mi devo rialzare?". Ok. Lo guardo e gli chiedo che intenzioni abbia. Scende "tra tanto", dice.
Lo guardo di nuovo. Lui mi guarda. Lo guardo. Ride. Ha una chitarra. Porcammerda. Silenzio. Sorrisi. Ha gli occhi pari pari del colore mio, la cosa mi fa sorridere. Mi guarda. "Non farlo, ti prego, non farlo. "
"Che cos'è, una chitarra?"
Ora... sorvoliamo sulla domanda. Quanto di più stupido abbia potuto pronunciare nell'ultimo venticinquennio di vita. Intendevo dire: "E' una chitarra o un basso?", altro quesito di rara idiozia, giacchè i bassi li so riconoscere, mio malgrado. La lingua italiana... per me, questa sconosciuta. Devo ringraziare il pantheon che sicuramente stava per riunirsi a cena che lui non abbia risposto: "No, è un pianoforte" facendomi precipitare in abissi di perniciosa vergogna.
Nonostante l'esordio la conversazione ora si culla piano, seguendo il rollio di questo casuale bus. Casuale perché io non lo prendo mai. Casuale perché lui non lo prende da 15 anni, dice. Scoprire che un suo amico ha avuto una storia con una mia Amica un'estate fa, a chilometri e regioni di distanza. Scoprire il suo animo "artistico" e rivelare il mio lato sfigato che mi fa nascondere sotto cerotti il dito tagliato da una pala. Cose così, senza importanza. E in un attimo l'auto è a San Giovanni. Quasi ci siamo. E non so neppure come si chiama. Nella mia mania antroponomastica stranamente non ne ho idea, ma mi sento che è un bel nome. Che non è veterocristiano bigotto né troppo moderno, e non è un nome composto.
Il pullmann si svuota, Porta Maggiore è sullo sfondo. Fa per scendere, seguendo per istinto gli altri e... SBAMM le porte gli si chiudono in faccia. Illud mi par esse Sliding Doors videtur. Allora scendiamo alla stessa. Un altro tratto di strada sotto la pioggia, attraversando la strada lucida, sorpassando le arcate. Il tram sferraglia verso piazza Vittorio e due figure bionde con gli occhi verdi e la pelle diafana e fredda di pioggia si dividono, sotto i fornici di travertino. "Piacere, Jacopo".
Cammino sorridendo e pensando all'ironia di quel che chiamiamo Destino e a quest'uomo, che non vedrò mai più. Ed è un peccato.
Il cellulare vibra. E' Lui: si è accorto che piove, mi sta pensando.


Pomeriggio al pc, la novità più eccitante di oggi è stata il mio nuovo dentifricio per le gengive arrossate. Meno male. Contrariamente ad altre domeniche truci e con la testa totalmente rivolta al pensiero oggi avevo la testa vuota. Stanca, tanto. Ma almeno vuota. Ed ora si riparte. Di calma morirei, di sedentarietà piangerei. Ma di un pò di certezze, di quel punto di riferimento che vorrei, mi riempirei il cuore. Vivo nascostamente per quel disarmante sorriso.
Quasi quasi mi faccio uno shampoo..
Che capolavoro. Ed ora chi dorme più? Mi sono agitata.
Vinicio Capossela > Ovunque Proteggi
Non dormo ho gli occhi aperti per te,
guardo fuori e guardo intorno
come è gonfia la strada
polvere e vento nel viale del ritorno...
Quando arrivi, quando verrai per me
guarda l'angolo del cielo
dove è scritto il tuo nome,
dove è scritto nel ferro...
Nel cerchio d'un anello...
dove ancora mi innamoro
e mi fa sospirare così...
adesso e per quando tornerà l'incanto
E se mi trovi stanco
e se mi trovi spento
se il meglio è già venuto
e non ho saputo
tenerlo dentro me
I vecchi già lo sanno il perché
e anche gli alberghi tristi
che troppo e per poco e non basta ancora
ed è una volta sola
E ancora proteggi la grazia del mio cuore
adesso e per quando tornerà l'incanto...
l'incanto di te...
di te vicino a me.
Ho sassi nelle scarpe
e polvere sul cuore
freddo nel sole
e non bastan le parole
Mi spiace se ho peccato,
mi spiace se ho sbagliato
se non ci sono stato
se non sono tornato
Ma ancora proteggi la grazia del mio cuore
adesso e per quando tornerà il tempo...
il tempo per partire...
il tempo di restare
il tempo di lasciare
il tempo di abbracciare..
In ricchezza e in fortuna
in pena e in povertà
nella gioia e nel clamore
nel lutto e nel dolore
nel freddo e nel sole
nel sonno e nel rumore
ovunque proteggi la grazia del mio cuore
...ovunque proteggi la grazia del tuo cuore
ovunque proteggi proteggimi nel male
ovunque proteggi la grazia del tuo cuore