giovedì, 31 agosto 2006

Fanciulle,

al concerto non ci andiamo più e non mi dispiace. (Dammirettacheèmeglio,così).

"Tu sei una ragazza atipica ed ho paura che una come te non mi ricapiti più". Atipica. Non lo so mica se è un complimento. O forse sì. Comunque diciamo che non m'interessa.

E adesso studio che la mia coscienza ha latitato troppo negli ultimi mesi. Ed ho una coda di paglia che non se ne ha un'idea.

 

Pensieri Mentre tutto scorre

Io: Cius, me lo trovi tu un fidanzato?

Cius: Sìssì...

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categorie: delirio di onnipotenza, note di notte, guario, taba atque tempesta

Stamattina mi manca Ester. La casa a piazza Vittorio, il soppalco che scricchiolava, il tavolo troppo piccolo per starci in due con i nostri pensieri. Le cene indiane ed io sopraffatta dall'orgasmo del palato.. che mi addormento a piombo mentre lei si prepara ad uscire ed io aspetto l'ennesimo via libera. Non so perché di tanta vita assieme oggi mi manchi questo piccolo frammento, infinitesimale rispetto al resto.

Stasera forse vado con Taba da Mario. Una volta lui ha detto che m'avrebbe regalato questa. Magari glielo ricordo. Se non mi fa volare di testa giù dal Gargano appena mi vede, evenienza alquanto probabile.

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categorie: delirio di onnipotenza, estes, guario
mercoledì, 30 agosto 2006

BOGOTA' - Ha abortito a undici anni perchè il suo patrigno l'aveva violentata. E il cardinale colombiano Alfonso Lopez Trujillo, presidente del pontificio Consiglio per la famiglia, ha scomunicato tutti i medici che hanno autorizzato e praticato l'intervento. Senza omettere riferimenti ai familiari della piccola. Nella sua visione, infatti, l'aborto è stato un vero e proprio "complotto" che ha organizzato un "crimine" per "stroncare una vita innocente". Dunque passibile di scomunica.  (LaRepubblica)

Roba da Medioevo.

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martedì, 29 agosto 2006

La disciplina della Terra

sono i padri e i figli

i cani che guidano le pecore

tutti quei nomi dimenticati

               sotto la mano sinistra del suonatore

Oggi va così.

Vins scrive:

sei già in modalità inverno inoltrato, vedo

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categorie: note di notte
lunedì, 28 agosto 2006

Non mi piace tirare le somme, fare bilanci. Forse perché non stilando alcun riassunto m’illudo d’essere in continuo movimento. O perché sedersi e ripensare a quel che è stato sottintende l’agguato della memoria. Della memoria del dolore. E della gioia, che però in qualche modo si piega sempre a malinconia.
 
Una sera a cena con mio padre, io e lui da soli. Il Chievo in tv (‘E’pur sempre una squadra italiana’), l’insalata verde e le cipolle di Tropea nel piatto.
Non abbiamo mai parlato molto in vita nostra, forse gli screzi sono stati più che i momenti d’affetto: due caratteri troppo simili, troppo ugualmente orsi per comunicarsi il bene che ci vogliamo. Troppo incapace io, forse. Chissà se c’entra il fatto che si chiama Pino pure lui. Ma ci si è sempre tenuti insieme con uno sguardo.
 
La quieta abitudine del vivere di ogni giorno. Il risveglio sempre alla stessa ora, Gines che mi abbraccia col cornetto e il giornale. Il mare. Infinite ore da riempire, che da sole si colmano di pensieri. Quando sono arrivata ero pelle ed ossa, consumata ed esangue. Il viso costellato di ferite per quella rabbia che non ho urlato dopo l’ultimo mese vissuto a 300 all’ora ed interrotto da un attimo all’altro con due parole su un sms. Far sempre finta che vada tutto bene, non versare una lacrima: ma al corpo non menti e prima o poi un modo di liberarsi del veleno che gli hai messo in circolo lo trova da solo.
Ci ho sperato che l’emergenza rientrasse. Che le prime piogge potessero rinverdire pensieri di zucchero.. ed in fondo un appuntamento per fine settembre già ce l’avremmo. Ma non ne voglio sapere. Ciò non m’impedisce di saltare ogni tanto su qualche mina nascosta nei pensieri. E i giornali e la tv e i manifesti per strada non aiutano molto. Come neanche sapere che apre gli occhi a due angoli da me. Ma porcaputtana.
 
E com’è carina quella bimba dello spot… quella brunetta che canta Voglio vivere cosììììì.
 
Il mercato. La sveglia alle 7, il cappuccino alle 8. ‘Gines, ma se c’andiamo verso le 10 son sicura che le bancarelle non si spostano.’ Sguardaccio. Ok, andiamo. La calca, le donne dai look improponibili. I bambini, i passeggini signoramièsalitasulpiede, la bancarella più affollata (e non l’avresti mai detto): una vecchina su una sedia di paglia ad un crocicchio, in mano i ferri per la pasta. Io faccio il carico di indumenti intimi in vista dello scavo, Gines dopo 10 minuti deve, al solito, far pipì. Mi sento serena.. gli acquisti raminghi dureranno forse solo un’ora, ma in quel lasso di tempo affiorano i miei ricordi legati a questo posto. E c’è il tipo che vende tutti gli shampoo e le creme di questo mondo (incrollabile nella mia considerazione), lo spazio del grande mercante leccese di scarpe, quelli dei cosmetici che paiono più riforniti d’una profumeria del centro (e mille donne s’accalcano elargendo consigli su questo o l’altro mascara e i prezzi sono stracciati: ma com’è possibile, mi chiedo? Sarà catrame? Ma non potrei comprarlo in nessun altro posto..), il meraviglioso tendone dei costumi da bagno e le ragazze che fanno la fila dietro un furgone, pittoresco camerino di prova che tra portelloni e tendine tenta di nascondere seni e bikini agli sguardi indiscreti. E ragazzi che sembrano piovuti dal cielo a fumarsi una sigaretta giusto all’angolo della strada, di fronte al furgone.
Gines è riuscita a comprare un paio di espadrillas a 3 euro ed ha un sorriso che è tutto un programma. E deve far pipì. Solo lei può. Una sigaretta e andiamo a casa.
 
Na sira mi passai de li paduli
e 'ntisi li cranonchiuli cantare
Comu cantaru belle a una a una
pariane lu rusciu de lu mare
Lu rusciu de lu mare è tantu forte
la fija de lu re se da la morte..
 
 
Le decisioni da prendere sul futuro. Quelle serie, quelle fondamentali: il dottorato e Roma. La prossima settimana che si configura come un mostro pronto a sbranarmi. E poi 2 mesi a lavorare con 80 persone. Io, che ho bisogno di una pausa di 20 minuti dal mondo ogni 20 minuti. Il mio annuale corso di sopravvivenza. Ed io che resto sempre uguale a me stessa: ostinata come un mulo. Ed alla fine devo averla vinta.
 
Forse prima o poi si raggiungerà questo tropico dell’anima, in cui dai 100 e ti viene restituito 100. Nel mentre, sorrido. E fermo i pensieri cattivi sul foglio, perché qui restino; quelli buoni li tengo con me, stretti sotto al cuscino. Come il sacchetto di lavanda che avevo da piccola, bianco e chiuso da un nastrino lilla.. lo tiravo fuori e l’annusavo e tutto sembrava più bello.
Da qualche giorno, in certi momenti c’è qualcosa che somiglia a quel sacchetto, o forse più ad uno specchio riflettendomi nel quale mi sento meno strana e rompipalle. E per un attimo vedo davvero le cose brutte sotto la luce dell’ironia e ne rido anch’io. Un attimo. Eppure fa bene.
Ma, citandolo, direi che è ancora troppo presto, come rispose Mao a quel giornalista che gli domandò cosa ne pensasse a proposito della Rivoluzione francese.
 
 
 
 
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categorie: delirio di onnipotenza, desktop della retina
lunedì, 21 agosto 2006

Parlo bene con te.

Non è facile.

Sembri capire le cose prima che le dica.

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categorie: delirio di onnipotenza
domenica, 13 agosto 2006

Tra acquazzoni epocali e mattini pieni di sole,

nel gioco sempre più travolgente di scatti messaggi chiamate e risposte,

tra Jeanne Hébuterne che sta male ma è più facile che sia una balla e comunque io me ne fotto,

tra sere di gioia sfrenata in piccole piazze, lui che ha sempre un sorriso ed una carezza per me,

nonostante tutto ciò che gli ho detto, nonostante me.

Tra l'incognita di domani e la certezza dell'amicizia di oggi.

Il pensiero rivolto a fine settembre, a un duplice compleanno da festeggiare.

Sorrisi, sorrisi.

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categorie: delirio di onnipotenza
domenica, 06 agosto 2006

Alice: "Mi può dire per favore da che parte devo andare?"

E il gatto (sornione, aggiungo): "Dipende da dove vuoi andare".

Tutto ciò mi sembra esaustivo per descrivere cosa sta succedendo.

Sta succedendo tutto. Eppure non riesco a fare un passo in nessuna direzione. Sciogliersi sotto le nuvole del centro del mondo, a far l'amore come due quindicenni, a perdersi occhi negli occhi; e poi prendere (non so dove..) il coraggio di far la superiore, quella cattiva che chiude la porta con un sorriso. E dietro la serratura le resta un grande boh. Domani il coupe de theatre in una piazza del sud, come dentro un film.  La razionalità l'abbiamo mandata a casa tempo fa. Magari mandarci anche la precarietà, la tristezza, la voglia smisurata d'amore, prima o poi.

Show mastodontico, grande cinema americano. Chissà che succede al secondo tempo, disse Monsieur.

Te lo giuro, vorrei proprio saperlo.

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categorie: delirio di onnipotenza, madame et monsieur

Quell'angolo di Roma che più di ogni altro a me sorride

dicono di lei

Blogger: norwegianwood
"Tu quando stai tranquilla fai terremoti, figlia mia" (Mamasind) + "Perché presidii il bagno? Cos'è, un'occupazione militare?" (Mamasind) + "Una persona articolata" (Monsieur) + "Prima sembravi la Loren, ecco.. ora sei Monica Vitti. Anzi, Monica Kitty" (Monsieur) + "Tu sei uno dei primi esempi di donna figlia dei nostri tempi. Cioé donna appartenente ad una società globalizzata. Non potrebbe essere altrimenti visto che hai un nome nordico, le radici al sud ed il cuore al centro" (heelo) + "Che se frequenti la vecchia fattoria iaiao che cazz vuoi da me?" (manudip) + "Sarai pure meravigliosa... ma sei pure un pò cretina!" (Leone)

Odi et amo

Amo i panini bianchi, il cappuccino e l'acqua liscia, mangiare la frutta con la buccia e dormire con la finestra aperta. M'incanto a guardare l'oblò della lavatrice durante il lavaggio. Amo l'attimo in cui scendo dal tram a piazza Vittorio ed attraverso la strada per prendere la metro.. da sempre, ed ancora m'interrogo sul motivo. Giotto, Dante e Petrarca e la cultura figurativa dell'Umanesimo e del Rinascimento italiani. I ghiaccioli anche d'inverno e qualcosa di salato da mangiucchiare appena rincasata. Amo realizzare i desideri delle persone che amo. Gli stivali neri, con le calze nere ed una piccola gonna in jeans.. e l'emozione che ne deriva. Amo il ricordo di un 29 settembre fatto di abbracci da far tremare il cuore e ragionamenti per assurdo. Ed amo pensare di avere quegli occhi nei miei ogni notte della mia vita.

Detesto la buccia dei pomodori e l'acqua frizzante. Certe mattine in cui non ho ancora aperto gli occhi e già sento un piccolo peso sul cuore. Non ammazzo formiche e zanzare ma non approvo il loro accanirsi irrispettoso contro di me. Detesto quelli che ci provano e fanno i cretini, eppure sopporto. Non capisco nulla di macchine, scocche e prestazioni e sopravvivo felicemente.



"La prova che il piccolo principe e' esistito sta nel fatto che era bellissimo, che rideva e che voleva una pecora. Quando uno vuole una pecora è la prova che esiste"

Antoine de Saint Exupery - Il piccolo principe

musica

I Beatles, su tutto. E da lì poi è venuto tutto il rock anni '60 americano ed inglese. E la musica italiana anni '60.. tranne Orietta Berti e quelle cose così. I cantautori italiani... la triade capitolina De Gregori-Venditti-Baglioni aggiunta al biberon, anche se in realtà ora apprezzo più o meno solo il primo dei tre. Paolo Conte, Luigi Tenco, Roberto Vecchioni, Samuele Bersani, Vinicio Capossela; e Pacifico, Silvestri, Tiromancino, Carmen Consoli, Piccola Orchestra Avion Travel, Pino Marino. E i Radiohead, gli Oasis prima maniera. Beach Boys, The Who; Pearl Jam; Jeff Buckley; James Taylor; Norah Jones; Sade; Goran Bregovic, i Radiodervish, Elisa, Terence Trent D'Arby, Nick Cave; Sting; i Tribalistas, i Fairground attraction, Paddy Casey. E l'Orchestra di piazza Vittorio. Negli ultimi anni ho ascoltato di rimbalzo molto jazz.. come dire che ne ho masticato molto ma digerito poco. Così come il reggae e la musica etnica.. Ma molto dipende dal momento. In questo istante preciso iTunes sta passando La Notte della Taranta.



e accattatev' u' divvuddì..




Words, words, words...

Il dio delle piccole cose, Arundhati Roy
Il ragazzo giusto, Vikram Seth
Cent'anni di solitudine, L'amore ai tempi del colera, G. G. Marquez
Gli amori difficili, Italo Calvino
Un amore, Dino Buzzati
Una donna spezzata, Simone de Beauvoir
Il delta di Venere, Anais Nin
Tutto Monsieur Malaussene, Daniel Pennac
La Compagnia dei Celestini, Stefano Benni
Memorie di Adriano, Marguerite Yourcenar
Jack Frusciante è uscito dal gruppo, Enrico Brizzi
Canone inverso, Paolo Maurensig
Bel ami, Guy de Maupassant
Il Conte di Montecristo, Alexandre Dumas

dicheno

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