Scrivere o no oggi fa differenza. Perché son capitate così tante cose nelle ultime ore che il mio istinto è unicamente quello di sedere e riflettere.
Quasi senza accorgermene ho vissuto dei momenti importanti: ancor più credo che essi, privati della loro sacralità e di un’emozione magari esagerata, si siano rivelati nella loro precisa essenza. Voglio dire che mai mi sarei immaginata d’andare a cena, ancor meno con la testa distratta da pensieri pesanti e tristi come nient’altro. Tantomeno, con un febbrone come quello che avevo.
Eppure, forse proprio qui s’è rivelato il senso intimo ed ultimo della questione: invece di scappare ho trovato un angolo di quiete, in cui placare la mia ansia.
La sera successiva non è stata così fortunata e ad accuse spiazzanti non ho saputo replicare con semplicità, con la verità. Ma assolvo me ed assolvo chi m’ha ferito con qualche cattiveria di troppo: le teste di entrambi non andavano più.
Ed addormentarsi abbracciati è stato il modo più puro, più semplice di farsi forza l’un l’altro.
Questo c’è, in silenzio, sotto l’albero dei desideri. Non l’ufficialità delle presentazioni, l’inserimento in una routine di soli doveri o le paste la domenica a pranzo. C’è tornare a sorridere e ad avere fiducia.




Che risate..
“Tempé, scusa.. accosta che devo svenire un attimo fuori dalla macchina”
E ho detto tutto
“Sei tu.. sei proprio tu? Non è che ora ti togli la maschera e sei un’altra?”
“No, sono proprio io”
Di tante emozioni,
del ricordo di un posto così bello da sembrare tirato fuori dal sogno ed appiccicato alla realtà,
di una candela che forse sa di vaniglia, ma forse no
e che, come le mie, ha atteso a lungo prima d’essere accesa.
Della polvere di cacao,
della pioggia del sabato pomeriggio,
del calore fuori e dentro di noi.
E anche se la storia del risveglio non l’ho compresa
penserò ad un modo per non riceverne dispiacere.
La musica più bella sono
i passi dei piedi nudi sulle scale.
Piano piano.
Piano piano.
Un tardo, freddo pomeriggio di domenica, m'inerpico sul clivo nel semibuio.
Busso, mi aprono..
figura nera, magra, che nella voce non ha nulla d’oltreoceano ma tutto di Trastevere.
Mi piace.
'Oh, sei tu.. bella, entra'
'Ohi ciao.. dormito nemmeno stanotte, eh?'
Sorrisi e abbracci.
Si spalanca la porta.
Eccolo là, seduto di fronte a me.
Piacere io sono, piacere tu sei.
Pronuncio il mio nome,
lui - faccia da film -, lo ripete seguito da un ‘Ah, finalmente!'
Occhiata in tralice.
Io che avevo smesso di stupirmi della mia vita. Avevo.
Dalla stanza accanto fluiscono altre persone, altri saluti, altri baci
e in un momento ritornano tutti dov’erano, dietro la porta pesante e scura.
‘.. e rimaniamo soli’, dico.
Lungo discorso. Metafore, sottintesi, ancora ampi sorrisi che fioriscono qua e là.
Invio un sms: la condivisione delle emozioni, primaditutto.
Una carezza sulla testa: ‘Mi raccomando’, mi dice.
E torniamo nella sera scura.
'A presto'.
L'Oscar per la sceneggiatura, siori, l'Oscar.