Io odio i gatti.
Da piccola ne ho desiderato tanto uno rosso, come quello della pubblicità.. quello che mangiava i bocconcini e poi una voce diceva ‘Dopo mamma gatta.. c’è Kit e Kat’ e lui sorrideva. Che meraviglia.
Poi ho avuto uno scontro armato con un persiano. Una mia amichetta deficiente l’aveva chiuso in uno scatolone e, quando sono accorsa a salvarlo, il felino idiota non ha avuto nulla di meglio da fare che darmi un pugno in un occhio. Senza artigli, per fortuna.. sennò stavo qui a scrivere di una girl with monoscope eye. Ma che mi lasciò un bell’occhio nero bluastro che spingeva, ovviamente, i ‘grandi’ a chiedermi cosa mi fosse accaduto. E a spisciarsi dal ridere, increduli, quando lo raccontavo.
La ricerca della casa editrice, come vedi, parte da lontano.
Col tempo è arrivato a casa un cane.. e piano piano ho imparato a conoscerne i comportamenti, le voci diverse nel suo abbaiare, il modo in cui mi chiedeva di uscire o quello in cui guardava me e il mio ghiacciolo, concupiscente. Quanti ghiaccioli le ho dato… 14 anni di menta, amarena e limone. Metà a me, metà a lei. La menta tutta a lei, in verità.
E poi ho imparato a diffidare di chi trovavo esageratamente simile a me: il gatto, per l’appunto. Nei modi, nel carattere. Persino nella posizione del corpo nel sonno.
Non capisco il loro modo di comunicare: quando scodinzoli sei felice? E allora perché mi soffi contro? E a prenderli in braccio non son capace.. proprio come con i bambini.
Cioé.. vorrei esserne così capace da snervarmi nell’accorgermi che non lo sono.
E all’improvviso è arrivata lei. Nel giorno giusto, con modalità da casa editrice.
Di notte, pensava che fossi io a proteggerla. Invece è stata lei a scacciar via i pensieri da me. Non so come finirà e se resterà con me.. ma vederla giocare con le mie unghie, accucciarsi addosso a me e sentire il solletico del suo pelo sulle braccia fresche di mezze maniche è, oggi, la cosa più bella.