domenica, 18 marzo 2007

Io

A lungo sono riuscita, a stento, a tenermi a galla.
Ora nuoto.
 
Lo dicevo, stamattina, ad un amico che non sentivo da molto.
Un amico che avevo fatto avvicinare più di altri, che quasi c’era riuscito a cambiare la sua definizione nel mio orizzonte. E poi.. una notte di pioggia in una piazza appena inaugurata ha cambiato di nuovo tutto.
Spontaneo il mio pensiero, e semplice, nel tentativo di riassumere un paio di mesi. Solo un paio, ma densissimi.
Mica so dov’è che vado a parare. Il desiderio di fare finalmente progetti più o meno lungimiranti, la necessità d'immaginarsi la vita quasi di giorno in giorno. Di mercoledì notte in mercoledì notte. Ma va bene.
E anche se la cattedrale della famiglia mi sta crollando addosso, con la sua polvere, le voragini che si aprono ad ogni passo e le parole terribili che volano da una navata all’altra, sento che il momento nero nerissimo è passato.. che in fondo sono io, anzi.. sono di nuovo com’ero.
E voglio ancora, per me, il giallo ed il rosso più accesi.
Reagire con un sorriso, non lasciare che le parole mi muoiano in gola.
Voglio ancora svegliarmi con lui, sì lo voglio, addosso a lui.. che ancora dormiamo e già ci cerchiamo.
E poi sentire che si alza, che scende le scale.. pensare ad ogni passo scricchiolante Ora casca, ora casca.. e ridere felice con la faccia nel cuscino.. e all’improvviso la luce e la musica inondano la casa. E lui da giù mi guarda coi capelli sugli occhi ed io faccio ciaociao con la mano. Una volta sola ancora o forse mille: l'importante sarà aver bevuto quella felicità.
Senza nascondermi dal sole della Primavera a venire.. voglio scarpe rosse, di vernice, che rendano più allegri i miei passi. Abiti leggeri e sandali piccoli ed alti per entrare nei suoi occhi. Acqua di mare e posti mai visti. Nuovi tramonti dall'alto della cisterna romana alla Caffarella, e lucciole sulla strada del ritorno.
Mettere in un cassetto i libri e le fotocopie e provare a vivere senza la loro anestesia. Sentire anche di giorno il dolore del vuoto, il profondo taglio della solitudine. Sputarne il veleno.
 
E ricominciare daccapo.
 
 
così norwegianwood ha sussurrato alle 20:18, visibilmente scossa ma col sorriso negli occhi |link | commenti (1)
categorie: il senso della vita, felicitas sperata, monica kitty
mercoledì, 14 marzo 2007

Porto un paio di calzettoni a fasce, di un mucchio di colori diversi. Sono molto lunghi, quasi quanto un paio di parigine, ed hanno la punta strana.. cioé, hanno uno spazio per ogni dito, come un guanto. E non ricordo assolutamente chi me le abbia regalate. Un regalo recente, ma davvero non riesco a ricordarmi di chi e mi dispiace.

 

Ho ripreso Pessoa.. senza averlo forse mai abbandonato: alcuni versi li frequento nella memoria ogni giorno, ché tanto assomigliano ai miei pensieri.

E Lisbona vorrei respirarla. Ci sono infiniti posti nel mondo che non conosco, che non ho visitato fino ad oggi.. ma Lisbona ha un altro senso. Quel retrogusto di fado che è la nota di fondo del mio essere.

E pensavo proprio in questi giorni a quegli infiniti posti. Alle città che ho realmente vissuto nella quotidianità.. nella spesa, nel pagare le bollette, nel viaggiare pigiata nel tram. Ma anche che avrei voluto vedere strade e palazzi e scorci diversi di cielo con la persona che amavo. E non è mai successo, per una serie infinita e crudele di motivi. Mi sembra d’aver congelato, sì, congelato è il termine esatto, la mia vita per tanto tempo.. in un’attesa di… che non s’è mai esaudita. Ho atteso, per anni, che certe cose cambiassero: una fiducia incrollabile e delusa in una felicità che, ne ero certa, col tempo sarebbe arrivata cancellando le ombre. Meravigliosamente amplificata da quelle ombre, ormai superate.

Non è un caso, ora credo, che, appena finito quell’amore, in capo a due giorni lui sia volato a Barcellona.

 E non è un caso che dopo anni ricompaia adesso, mentre cammino piano piano, con paura, su una strada che definire discontinua è un delirio d’ottimismo. Ma che mi fa felice tanto da lasciarmi senza parole.. e molto di più vorrei parlare e raccontare e raccontarmi, e poi l’emozione mi rincretinisce.

Tante cose, mi accorgo, m’influenzano ancora e mi spaventano, nell’abbracciare l’uomo che oggi riempie i miei occhi, mentre scivola piano nel sonno.

E’giusto portare il peso del fallimento di un amore, soprattutto quando si disegnava la propria vita assieme, presente e futura. Quando avevi un bassett-hound di nome Pigro e tua figlia già si chiamava Giulia e si lavava il viso con l’acqua fredda esclamando ‘Eccoci qua’, come il papà.

Un amore sciupato, giocato male, accartocciato, perfino ucciso ci resta nei gesti e nelle emozioni per sempre.

Non ho mai saputo quale fosse la mia, nel noto sistema delle due velocità: qualunque essa fosse, oggi è sensibilmente diminuita. La spavalderia e la forza caparbia hanno lasciato spazio al riaffiorare di paure che pensavo, speravo dimenticate. E vorrei che l’emozione della sua pelle sulla mia fosse più forte di tutto questo.

Ecco ciò che intendo quando dico che i giorni passati ad esser triste non me li darà indietro più nessuno: però mi sono serviti tutti, uno per uno, a capire che non voglio perdere altri sorrisi.

Voglio avere fiducia e tendere le labbra all’insù.

 

E semmai dovessi passare da queste parti, da questo diario lasciato aperto sul tavolo, come dici tu.. sì, questi pensieri sono proprio per te, monsieur.

 

 

così norwegianwood ha sussurrato alle 10:34, visibilmente scossa ma col sorriso negli occhi |link | commenti (2)
categorie: leggendo tra le righe, madame et monsieur, felicitas sperata, monica kitty
lunedì, 05 marzo 2007

FAQ

             In questi giorni difficili casa di Gines è stata invasa dai parenti festanti di una prossima laureanda. Tanti, chiassosissimi e mangioni. Il mio umore altalenante ne ha tratto, a momenti, un gran beneficio: sedermi a cena con loro m’ha fatto sentire un po’ a casa, anche se non capivo granché del loro dialetto e finivo col rispondere con ampi sorrisi alle domande e, soprattutto, alle proposte di bis di ogni piatto. Tanto sugo, tanta salsiccia, infinita cicoria.. mentre Mario continuava a propormi di andare da lui con una voce -secondo lui- seduttiva ed io a negarmi sempre più leziosa. Piacere che s’aggiunge a piacere.

E c’era un bimbo, che cammina ma ancora non parla, attaccato tutta sera alla mia gonna. Che mi teneva la mano e mi offriva il telecomando come estremo pegno della sua fiducia in me; e ci rimaneva un po’ male perché voleva venirmi in braccio ma io ne avevo paura, non ne sono capace.

Poi ha messo un piede in fallo come solo un bimbo può fare e, prima che si schiantasse di testa contro il forno acceso, ho messo la mia mano tra lui ed il vetro bollente, nel silenzio di tutti.

 Tu sei già mamma, eh?”, con un sorriso, la mamma del bimbo.

Stringendo al cuore questo pensiero, più tardi, ho acceso la tv e mi sono addormentata piano piano.

Si può desiderare con così tanto amore un bambino quando si ha ancora così bisogno della propria, di mamma? Si possono provare dei sentimenti così profondi e maturi per un uomo che non può amarci? Quando Pippo Baudo smetterà di chiamare Yaris il figlio di Albano? Quando arriverà il mio prossimo stipendio? L’uomo della mia vita, che sta notoriamente arrivando a piedi dall’Australia, sarà giunto per lo meno agli Urali? E quando giungerà, sarò accusata di tentato omicidio per essergli saltata al collo brandendo una clava ed urlando “Dove minchia eri finito???”?

Ecco, questo potrebbe essere un ottimo titolo per il mio film autobiografico.

Tisini.. prendi nota, plis.

Buonassera.

 

così norwegianwood ha sussurrato alle 11:07, visibilmente scossa ma col sorriso negli occhi |link | commenti (4)
categorie: pensieri in corso, monica kitty
martedì, 06 febbraio 2007

All'improvviso uno sconosciuto. Forse.

Un tardo, freddo pomeriggio di domenica, m'inerpico sul clivo nel semibuio.

Busso, mi aprono..

figura nera, magra, che nella voce non ha nulla d’oltreoceano ma tutto di Trastevere.

Mi piace.

'Oh, sei tu.. bella, entra'

'Ohi ciao.. dormito nemmeno stanotte, eh?'

Sorrisi e abbracci.

Si spalanca la porta.

Eccolo là, seduto di fronte a me.

Piacere io sono, piacere tu sei.

Pronuncio il mio nome,

lui - faccia da film -, lo ripete seguito da un ‘Ah, finalmente!'

Occhiata in tralice.

Io che avevo smesso di stupirmi della mia vita. Avevo.

Dalla stanza accanto fluiscono altre persone, altri saluti, altri baci

e in un momento ritornano tutti dov’erano, dietro la porta pesante e scura.

‘.. e rimaniamo soli’, dico.

Lungo discorso. Metafore, sottintesi, ancora ampi sorrisi che fioriscono qua e là.

Invio un sms: la condivisione delle emozioni, primaditutto.

Una carezza sulla testa: ‘Mi raccomando’, mi dice.

E torniamo nella sera scura.

'A presto'. 

 

L'Oscar per la sceneggiatura, siori, l'Oscar.

così norwegianwood ha sussurrato alle 12:28, visibilmente scossa ma col sorriso negli occhi |link | commenti (5)
categorie: se lo racconto non ci credono, sto cercando la casa editrice, monica kitty
martedì, 23 gennaio 2007

Facciam un tentataiv..

così norwegianwood ha sussurrato alle 11:41, visibilmente scossa ma col sorriso negli occhi |link | commenti (17)
categorie: madame et monsieur, felicitas sperata, monica kitty
lunedì, 22 gennaio 2007

Angeli.

Lo so che sembra strano.
Ma felice come in questi giorni, negli ultimi due anni, non sono stata mai.
Anche se gli ostacoli sono ancora enormi.
Anche se tra volere e potere c'è un abisso scuro.
Nulla che il sorriso di un bambino non possa rischiarare.


così norwegianwood ha sussurrato alle 14:47, visibilmente scossa ma col sorriso negli occhi |link | commenti (3)
categorie: felicitas sperata, monica kitty
martedì, 26 dicembre 2006

Mi piace la musica di Forrest Gump
e mettere la crema dopo la doccia.
Mangiare piccante,
l’odore che sprigionano i fiammiferi quando li accendi,
camminare col foulard sul viso
che lasci scoperti solo gli occhi.
Il verde mi cattura lo sguardo come nient’altro.
Non mi piace andare nei negozi da sola
ma mi sono abituata a farlo
e cerco di non pensarci.
Mi piacciono i bimbi
ma ho paura a tenerli in braccio.
M’ispirano il 27,
i gabbiani,
Giuliano Giubilei del tg3.
A volte in mezzo alla gente mi sento sola.
Allora canto.
così norwegianwood ha sussurrato alle 15:21, visibilmente scossa ma col sorriso negli occhi |link | commenti (3)
categorie: monica kitty
giovedì, 21 dicembre 2006

Una moltitudine di colori nella penombra, caleidoscopio d’argento da cui riparte la vita. Così lascio che lui molli i miei ormeggi e che la speranza sospesa finalmente esploda e bruci al nuovo varo. Anche se ignoro per quanto sarà mio compagno di viaggio, anche se so che farà male, anzi peggio. Perché quest’uomo prende alla testa.

Non è il figlio di puttana che ti sceglie accessorio della sua vita, non l’uomo timido che si sente ragazzo nonostante il 3.. sulla torta di compleanno, o la meraviglia che schiude le palpebre con un bacio leggero. E’ tutto questo mescolato, fuso, plasmato. Più quelle tre o quattro cose idiote in sé che riverberano pressoché inalterate, sempre più perfezionate, nel mio orizzonte da 27 anni. Labile ed incontrollabile per definizione. E di cui qualsiasi giro precedente deficitava.

Se tutto va bene siamo fottuti, direbbe Danio.

 

Fu l’autrier ca’ t’agg ‘ncuntrat, fu l’autrier a Tuled ‘gnorsì

 

E hai voglia a parlare di sovrastrutture ideologiche e atarassica apatia.

A dire che dagli errori della vita si deve imparare. Sì, ma se l’errore è godere allora nella vita si deve imparare a godere.

La verità vera è che non c’è sillogismo che tenga la pelle morbida e il fare sornione (sorrido) di quest’uomo, che mi tiene occhi attaccati agli occhi eppure ha dita che scivolano e s’introducono in me con dolcezza, labbra che assaggiano la schiena di palpiti, che vibrano parole affatto ingenue ad accrescermi pensieri così torbidi da non vederne il fondo. Mica la prima volta. Solo che ora tra scrosci di carezze e braccia che mi prendono con forza, nella schiena mi striscia la percezione, disarmante e fulminea, di star facendo l’amore con me stessa. E quei desideri, quelle voglie appena accennati sono tra noi così simili, così dannatamente speculari nella loro perversione da sentire che si arriverà molto lontano, assieme. Che si andrà al di là del temuto, benpensante oltre.

In automedicazione la posologia è silenzio, silenzio, silenzio.

Ammesso che ne voglia guarire, dico io. Dato per certo che me ne voglia salvare.

In fondo pare che il veleno parcellizzato s’insinui sottopelle con meno danno e, forse, meno dolore…

 

Invece le ore strappate alla vita si sciolgono e gocciolano via, mentre stupide rondini salutano l’alba.

 

Ma alle porte della notte il giorno non doveva bloccarsi?

 

Vatti a fidare delle canzoni.

E di chi tesse tappeti di note, aggiungerei

Io non ti conosco,

io non so chi sei

so che..

così norwegianwood ha sussurrato alle 15:30, visibilmente scossa ma col sorriso negli occhi |link | commenti (16)
categorie: madame et monsieur, te e me, monica kitty

Quell'angolo di Roma che più di ogni altro a me sorride

dicono di lei

Blogger: norwegianwood
"Tu quando stai tranquilla fai terremoti, figlia mia" (Mamasind) + "Perché presidii il bagno? Cos'è, un'occupazione militare?" (Mamasind) + "Una persona articolata" (Monsieur) + "Prima sembravi la Loren, ecco.. ora sei Monica Vitti. Anzi, Monica Kitty" (Monsieur) + "Tu sei uno dei primi esempi di donna figlia dei nostri tempi. Cioé donna appartenente ad una società globalizzata. Non potrebbe essere altrimenti visto che hai un nome nordico, le radici al sud ed il cuore al centro" (heelo) + "Che se frequenti la vecchia fattoria iaiao che cazz vuoi da me?" (manudip) + "Sarai pure meravigliosa... ma sei pure un pò cretina!" (Leone)

Odi et amo

Amo i panini bianchi, il cappuccino e l'acqua liscia, mangiare la frutta con la buccia e dormire con la finestra aperta. M'incanto a guardare l'oblò della lavatrice durante il lavaggio. Amo l'attimo in cui scendo dal tram a piazza Vittorio ed attraverso la strada per prendere la metro.. da sempre, ed ancora m'interrogo sul motivo. Giotto, Dante e Petrarca e la cultura figurativa dell'Umanesimo e del Rinascimento italiani. I ghiaccioli anche d'inverno e qualcosa di salato da mangiucchiare appena rincasata. Amo realizzare i desideri delle persone che amo. Gli stivali neri, con le calze nere ed una piccola gonna in jeans.. e l'emozione che ne deriva. Amo il ricordo di un 29 settembre fatto di abbracci da far tremare il cuore e ragionamenti per assurdo. Ed amo pensare di avere quegli occhi nei miei ogni notte della mia vita.

Detesto la buccia dei pomodori e l'acqua frizzante. Certe mattine in cui non ho ancora aperto gli occhi e già sento un piccolo peso sul cuore. Non ammazzo formiche e zanzare ma non approvo il loro accanirsi irrispettoso contro di me. Detesto quelli che ci provano e fanno i cretini, eppure sopporto. Non capisco nulla di macchine, scocche e prestazioni e sopravvivo felicemente.



"La prova che il piccolo principe e' esistito sta nel fatto che era bellissimo, che rideva e che voleva una pecora. Quando uno vuole una pecora è la prova che esiste"

Antoine de Saint Exupery - Il piccolo principe

musica

I Beatles, su tutto. E da lì poi è venuto tutto il rock anni '60 americano ed inglese. E la musica italiana anni '60.. tranne Orietta Berti e quelle cose così. I cantautori italiani... la triade capitolina De Gregori-Venditti-Baglioni aggiunta al biberon, anche se in realtà ora apprezzo più o meno solo il primo dei tre. Paolo Conte, Luigi Tenco, Roberto Vecchioni, Samuele Bersani, Vinicio Capossela; e Pacifico, Silvestri, Tiromancino, Carmen Consoli, Piccola Orchestra Avion Travel, Pino Marino. E i Radiohead, gli Oasis prima maniera. Beach Boys, The Who; Pearl Jam; Jeff Buckley; James Taylor; Norah Jones; Sade; Goran Bregovic, i Radiodervish, Elisa, Terence Trent D'Arby, Nick Cave; Sting; i Tribalistas, i Fairground attraction, Paddy Casey. E l'Orchestra di piazza Vittorio. Negli ultimi anni ho ascoltato di rimbalzo molto jazz.. come dire che ne ho masticato molto ma digerito poco. Così come il reggae e la musica etnica.. Ma molto dipende dal momento. In questo istante preciso iTunes sta passando La Notte della Taranta.



e accattatev' u' divvuddì..




Words, words, words...

Il dio delle piccole cose, Arundhati Roy
Il ragazzo giusto, Vikram Seth
Cent'anni di solitudine, L'amore ai tempi del colera, G. G. Marquez
Gli amori difficili, Italo Calvino
Un amore, Dino Buzzati
Una donna spezzata, Simone de Beauvoir
Il delta di Venere, Anais Nin
Tutto Monsieur Malaussene, Daniel Pennac
La Compagnia dei Celestini, Stefano Benni
Memorie di Adriano, Marguerite Yourcenar
Jack Frusciante è uscito dal gruppo, Enrico Brizzi
Canone inverso, Paolo Maurensig
Bel ami, Guy de Maupassant
Il Conte di Montecristo, Alexandre Dumas

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