In questi giorni difficili casa di Gines è stata invasa dai parenti festanti di una prossima laureanda. Tanti, chiassosissimi e mangioni. Il mio umore altalenante ne ha tratto, a momenti, un gran beneficio: sedermi a cena con loro m’ha fatto sentire un po’ a casa, anche se non capivo granché del loro dialetto e finivo col rispondere con ampi sorrisi alle domande e, soprattutto, alle proposte di bis di ogni piatto. Tanto sugo, tanta salsiccia, infinita cicoria.. mentre Mario continuava a propormi di andare da lui con una voce -secondo lui- seduttiva ed io a negarmi sempre più leziosa. Piacere che s’aggiunge a piacere.
E c’era un bimbo, che cammina ma ancora non parla, attaccato tutta sera alla mia gonna. Che mi teneva la mano e mi offriva il telecomando come estremo pegno della sua fiducia in me; e ci rimaneva un po’ male perché voleva venirmi in braccio ma io ne avevo paura, non ne sono capace.
Poi ha messo un piede in fallo come solo un bimbo può fare e, prima che si schiantasse di testa contro il forno acceso, ho messo la mia mano tra lui ed il vetro bollente, nel silenzio di tutti.
“Tu sei già mamma, eh?”, con un sorriso, la mamma del bimbo.
Stringendo al cuore questo pensiero, più tardi, ho acceso la tv e mi sono addormentata piano piano.
Si può desiderare con così tanto amore un bambino quando si ha ancora così bisogno della propria, di mamma? Si possono provare dei sentimenti così profondi e maturi per un uomo che non può amarci? Quando Pippo Baudo smetterà di chiamare Yaris il figlio di Albano? Quando arriverà il mio prossimo stipendio? L’uomo della mia vita, che sta notoriamente arrivando a piedi dall’Australia, sarà giunto per lo meno agli Urali? E quando giungerà, sarò accusata di tentato omicidio per essergli saltata al collo brandendo una clava ed urlando “Dove minchia eri finito???”?
Ecco, questo potrebbe essere un ottimo titolo per il mio film autobiografico.
Tisini.. prendi nota, plis.
Buonassera.

Ma perché a me non succede mai come a Bridget Jones
che esce di casa sotto la neve per andare a Parigi
e invece trova Mark Darcy che è tornato da New York apposta per lei?
Ok, a volte mi succede di peggio.
Ma lei Darcy lo vuole.
A tarda sera la notizia è arrivata.
E un pò m’ha fatto sbandare, perché un risultato raggiunto ti dà gioia ma ti costringe a restare incredulo, sopraffatto da un’emozione che ancora non sai realizzare.
Poi la sveglia all’alba e il tram, col gusto goethiano di tornare lì dove tutto è iniziato, seduta su un capitello a guardare dall’alto il foro romano nella luce del primo mattino.
Sola, per pensare. Per sorridere.
E man mano che il sole si scalda camminare piano verso piazza del Popolo, senza nient’altro da fare che guardare le vetrine.. regalarsi un libro, una gonna da bambola Scandinavian fashion e minacciare il futuro assalto ad Intimissimi, nella ormai felice certezza della busta paga.
Il profumo allo zucchero a velo, regalo di Gines.
Tutti tasselli colorati, tra il verde e l’azzurro, tra sole e pioggia, di un mosaico che si compone.
E continuo a lanciare pretendenti dalla finestra.
Perfino il dantista beatlesiano che m’ha proposto di trasferirmi da lui.
Lancio.
Ma prima o poi smetto, giuro.
Here comes the sun… dudu dudu…
Mi sa che è il caso che sia io a cambiare direzione dello sguardo

[ ecco, vedi, per l'appunto: neanche a dirlo e il telefono già squilla... Buongiorno! ;) ]
Credo che a una certa età bisognerebbe smettere di mandarsi sms e parlarsi viso a viso. Piano piano, cancellare gli errori e poi ripartire. O magari restare fermi, ma senza più alcun dubbio. E poi anche questo... che pare che esistano, al mondo, diverse velocità. Va bene, lo posso capire. Ma io questo non capisco: qualunque velocità io abbia (eddiomio, sarò lentissima perché ci ho messo un paio d'anni a realizzare cosa mi passava per la testa..), l'altra velocità in questione qual è? Io ho sempre pensato che Lui fosse fermo.
E poi.. le buone intenzioni e il tempo da prendersi per... per che cosa non l'ho capito. E non ho chiesto, per non apparire pesante. Sarà che se trascorre un altro mese gli passa la voglia di saltarmi addosso quando mi vede? Quella non passerà mai.. né a Lui, né a me. Se ogni volta che c'incrociamo continua ad essere sempre meglio di quella precedente, tra un anno stiamo ancora qua a raccontarcelo. E allora non vediamoci mai più. Eppure continueremo a volerci, non ho dubbi. Allora ci ricadremo. E torneremo a parlare di velocità.
Poi ieri sono stata finalmente a sentire Pino Marino. Quando ha intonato L'isola ho chiuso gli occhi ed ho capito.
Che a volte la luce impaurisce più del buio.
