Come sogni di cristallo e l’odore dell’erba appena tagliata.
Un pensiero che filtra in mente appena sveglia, di un verde più cupo a sera, quando socchiudo le imposte.
E’il pennarello con cui scrivo, ché tra i tasti del pc le sensazioni non passano… mentre le parole che si distendono piano sul foglio s’incastonano nella luce man mano che accosto le lettere.
Verde canonico di speranza. Che mai si perde, o mai si dovrebbe lasciarla per strada. Anche se poi mi guardo dentro e tutto vedo – arancione, blu, rosso sfacciato, nero paura – fuorché il barlume di clorofilla che nutre, ripara e spinge avanti. Ancora un giorno, ancora domani. E buona fortuna.
Basilico sul davanzale del balcone di cucina, delicato e beffardo lascia il ricordo del suo odore tra le dita. Tasti del telecomando, 1, 2, 3, 4.. 9 canali generalisti ed un + ed un -. Quelli sì che fanno la differenza.
Verde di foglie, di lattuga e spinaci e verdura nei sacchi neri del mercato Esquilino all’ora di chiusura.
Mia madre che mi culla cantando.. “Aveva gli occhi dell’amore, verdi / come due lacrime d’amore, grandi”: del Sessantotto questo le è rimasto, o poco più.
Il verde di ITunes che brilla al buio quando la musica si spande nel frinire dei pensieri. E “3 minuti solo 3 minuti per parlarti di me” io lo vedo verde. Come il latino, come l’attesa, l’amaro in bocca, la nota dolente, l’eco, la gioia. L’intuito: il fallo sull’attaccante lanciato a rete all’88° e sei in vantaggio di un goal è verde, poche le chiacchiere.
Il verde d’Irlanda, dirai. Ma le distese del Tavoliere le hai viste mai?
Il corpo dei bronzi greci figlio della luce dell’Attica, del calore del crogiolo nell’officina del maestro, forgiato al suono dell’alfabeto di Omero.. oggi riverbero di asettici riflessi di neon in un padiglione di museo americano.
Il verde di Filippo Lippi e quello di Van Gogh sempre verde è. Ma quanta vita ci corre in mezzo, quanto dolore, quanta vivida esaltazione. Fiorisce, trasmuta, s’impregna a passo di danza di nuova tonalità.
Verde che si tinge di rosso se le tue labbra mi sfiorano le palpebre. Del giallo della tua camicia, quando ti vedo passare. Del bordeaux del filo sottile di velluto che ci lega. Verde di quel tappeto su cui tu eri ubriaco di vita ed io compagna felice di sbronze.
Verde sono io, che colo via come acquerello su un piatto bianco di plastica, quando smetti di dipingermi e torni dalla padrona della tavolozza.
Magari fossi un affresco.
Lungi da me l'idea di fare proselitismo cristiano.. anche perché la figura di questo nuovo Papa ancora più di tanto non mi è scesa giù.. ma stamattina ho trovato un regalo nella posta: c'è questa signora carinissima che vive a Spello, che ha fatto la coraggiosissima scelta di mollare il mondo così come lo intendiamo noi e di vivere secondo lo stile di vita francescano. Che secondo me è il vero esempio di Cattolicesimo, che vedo molto poco applicato dalle alte sfere, ma non voglio far polemica.
Dicevo.. la signora, con la quale intrattengo chiacchiere via mail ed il cui sito ho linkato sotto il nome di Maddalena di Spello, mi ha mandato questa immagine che francamente m'ha colpito molto di più di qualunque discorso ascoltato negli ultimi giorni, di qualunque predica o sermonecheerailcasodifare. Sarà che il mio animo è sensibile da sempre alla pittura italiana.. o forse che sia vera l'avita intuizione che le immagini, in guisa di Bibbia dei poveri, abbiano realmente la loro importanza nell'evangelizzazione delle masse.. non lo so.
Ma l'immagine è bellissima e nel mio odierno delirio ecumenico ho deciso di condividerla con le pie donne frequentatrici di quest'ameno luogo. Poi magari a voi Piero della Francesca non dice nulla.. me ne farò una ragione...
