giovedì, 25 maggio 2006

"Raccontami il verde, dai...."

 

  Come sogni di cristallo e l’odore dell’erba appena tagliata.

Un pensiero che filtra in mente appena sveglia, di un verde più cupo a sera, quando socchiudo le imposte.

E’il pennarello con cui scrivo, ché tra i tasti del pc le sensazioni non passano… mentre le parole che si distendono piano sul foglio s’incastonano nella luce man mano che accosto le lettere.

 

  Verde canonico di speranza. Che mai si perde, o mai si dovrebbe lasciarla per strada. Anche se poi mi guardo dentro e tutto vedo – arancione, blu, rosso sfacciato, nero paura – fuorché il barlume di clorofilla che nutre, ripara e spinge avanti. Ancora un giorno, ancora domani. E buona fortuna.

 

Basilico sul davanzale del balcone di cucina, delicato e beffardo lascia il ricordo del suo odore tra le dita. Tasti del telecomando, 1, 2, 3, 4.. 9 canali generalisti ed un + ed un -. Quelli sì che fanno la differenza.

Verde di foglie, di lattuga e spinaci e verdura nei sacchi neri del mercato Esquilino all’ora di chiusura.

 

  Mia madre che mi culla cantando.. “Aveva gli occhi dell’amore, verdi / come due lacrime d’amore, grandi”: del Sessantotto questo le è rimasto, o poco più.

  Il verde di ITunes che brilla al buio quando la musica si spande nel frinire dei pensieri. E “3 minuti solo 3 minuti per parlarti di me” io lo vedo verde. Come il latino, come l’attesa, l’amaro in bocca, la nota dolente, l’eco, la gioia. L’intuito: il fallo sull’attaccante lanciato a rete all’88° e sei in vantaggio di un goal è verde, poche le chiacchiere.

 

  Il verde d’Irlanda, dirai. Ma le distese del Tavoliere le hai viste mai?

Il corpo dei bronzi greci figlio della luce dell’Attica, del calore del crogiolo nell’officina del maestro, forgiato al suono dell’alfabeto di Omero.. oggi riverbero di asettici riflessi di neon in un padiglione di museo americano.

  Il verde di Filippo Lippi e quello di Van Gogh sempre verde è. Ma quanta vita ci corre in mezzo, quanto dolore, quanta vivida esaltazione. Fiorisce, trasmuta, s’impregna a passo di danza di nuova tonalità.

 

  Verde che si tinge di rosso se le tue labbra mi sfiorano le palpebre. Del giallo della tua camicia, quando ti vedo passare. Del bordeaux del filo sottile di velluto che ci lega. Verde di quel tappeto su cui tu eri ubriaco di vita ed io compagna felice di sbronze.

  Verde sono io, che colo via come acquerello su un piatto bianco di plastica, quando smetti di dipingermi e torni dalla padrona della tavolozza.

Magari fossi un affresco.

 

 

 

 

così norwegianwood ha sussurrato alle 17:14, visibilmente scossa ma col sorriso negli occhi |link | commenti (3)
categorie: pittura, delirio di onnipotenza, madame et monsieur
lunedì, 17 aprile 2006

Lungi da me l'idea di fare proselitismo cristiano.. anche perché la figura di questo nuovo Papa ancora più di tanto non mi è scesa giù.. ma stamattina ho trovato un regalo nella posta: c'è questa signora carinissima che vive a Spello, che ha fatto la coraggiosissima scelta di mollare il mondo così come lo intendiamo noi e di vivere secondo lo stile di vita francescano. Che secondo me è il vero esempio di Cattolicesimo, che vedo molto poco applicato dalle alte sfere, ma non voglio far polemica.

Dicevo.. la signora, con la quale intrattengo chiacchiere via mail ed il cui sito ho linkato sotto il nome di Maddalena di Spello, mi ha mandato questa immagine che francamente m'ha colpito molto di più di qualunque discorso ascoltato negli ultimi giorni, di qualunque predica o sermonecheerailcasodifare. Sarà che il mio animo è sensibile da sempre alla pittura italiana.. o forse che sia vera l'avita intuizione che le immagini, in guisa di Bibbia dei poveri, abbiano realmente la loro importanza nell'evangelizzazione delle masse.. non lo so.

Ma l'immagine è bellissima e nel mio odierno delirio ecumenico ho deciso di condividerla con le pie donne frequentatrici di quest'ameno luogo. Poi magari a voi Piero della Francesca non dice nulla.. me ne farò una ragione...

Resurrex - Piero della Francesca

così norwegianwood ha sussurrato alle 12:22, visibilmente scossa ma col sorriso negli occhi |link | commenti (5)
categorie: pittura, delirio di onnipotenza

Quell'angolo di Roma che più di ogni altro a me sorride

dicono di lei

Blogger: norwegianwood
"Tu quando stai tranquilla fai terremoti, figlia mia" (Mamasind) + "Perché presidii il bagno? Cos'è, un'occupazione militare?" (Mamasind) + "Una persona articolata" (Monsieur) + "Prima sembravi la Loren, ecco.. ora sei Monica Vitti. Anzi, Monica Kitty" (Monsieur) + "Tu sei uno dei primi esempi di donna figlia dei nostri tempi. Cioé donna appartenente ad una società globalizzata. Non potrebbe essere altrimenti visto che hai un nome nordico, le radici al sud ed il cuore al centro" (heelo) + "Che se frequenti la vecchia fattoria iaiao che cazz vuoi da me?" (manudip) + "Sarai pure meravigliosa... ma sei pure un pò cretina!" (Leone)

Odi et amo

Amo i panini bianchi, il cappuccino e l'acqua liscia, mangiare la frutta con la buccia e dormire con la finestra aperta. M'incanto a guardare l'oblò della lavatrice durante il lavaggio. Amo l'attimo in cui scendo dal tram a piazza Vittorio ed attraverso la strada per prendere la metro.. da sempre, ed ancora m'interrogo sul motivo. Giotto, Dante e Petrarca e la cultura figurativa dell'Umanesimo e del Rinascimento italiani. I ghiaccioli anche d'inverno e qualcosa di salato da mangiucchiare appena rincasata. Amo realizzare i desideri delle persone che amo. Gli stivali neri, con le calze nere ed una piccola gonna in jeans.. e l'emozione che ne deriva. Amo il ricordo di un 29 settembre fatto di abbracci da far tremare il cuore e ragionamenti per assurdo. Ed amo pensare di avere quegli occhi nei miei ogni notte della mia vita.

Detesto la buccia dei pomodori e l'acqua frizzante. Certe mattine in cui non ho ancora aperto gli occhi e già sento un piccolo peso sul cuore. Non ammazzo formiche e zanzare ma non approvo il loro accanirsi irrispettoso contro di me. Detesto quelli che ci provano e fanno i cretini, eppure sopporto. Non capisco nulla di macchine, scocche e prestazioni e sopravvivo felicemente.



"La prova che il piccolo principe e' esistito sta nel fatto che era bellissimo, che rideva e che voleva una pecora. Quando uno vuole una pecora è la prova che esiste"

Antoine de Saint Exupery - Il piccolo principe

musica

I Beatles, su tutto. E da lì poi è venuto tutto il rock anni '60 americano ed inglese. E la musica italiana anni '60.. tranne Orietta Berti e quelle cose così. I cantautori italiani... la triade capitolina De Gregori-Venditti-Baglioni aggiunta al biberon, anche se in realtà ora apprezzo più o meno solo il primo dei tre. Paolo Conte, Luigi Tenco, Roberto Vecchioni, Samuele Bersani, Vinicio Capossela; e Pacifico, Silvestri, Tiromancino, Carmen Consoli, Piccola Orchestra Avion Travel, Pino Marino. E i Radiohead, gli Oasis prima maniera. Beach Boys, The Who; Pearl Jam; Jeff Buckley; James Taylor; Norah Jones; Sade; Goran Bregovic, i Radiodervish, Elisa, Terence Trent D'Arby, Nick Cave; Sting; i Tribalistas, i Fairground attraction, Paddy Casey. E l'Orchestra di piazza Vittorio. Negli ultimi anni ho ascoltato di rimbalzo molto jazz.. come dire che ne ho masticato molto ma digerito poco. Così come il reggae e la musica etnica.. Ma molto dipende dal momento. In questo istante preciso iTunes sta passando La Notte della Taranta.



e accattatev' u' divvuddì..




Words, words, words...

Il dio delle piccole cose, Arundhati Roy
Il ragazzo giusto, Vikram Seth
Cent'anni di solitudine, L'amore ai tempi del colera, G. G. Marquez
Gli amori difficili, Italo Calvino
Un amore, Dino Buzzati
Una donna spezzata, Simone de Beauvoir
Il delta di Venere, Anais Nin
Tutto Monsieur Malaussene, Daniel Pennac
La Compagnia dei Celestini, Stefano Benni
Memorie di Adriano, Marguerite Yourcenar
Jack Frusciante è uscito dal gruppo, Enrico Brizzi
Canone inverso, Paolo Maurensig
Bel ami, Guy de Maupassant
Il Conte di Montecristo, Alexandre Dumas

dicheno

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